venerdì 21 aprile 2017

AMBIENTE: PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, N. 5 E CONNESSI ALLEGATI

La Commissione, esaminati per le parti di competenza il Documento di economia e finanza 2017 e i connessi allegati,


·        il Senato ha approvato - nella seduta del 7 marzo 2017 - la mozione n. 1-00707, avente ad oggetto il completamento di una cartografia geologica moderna, quale presupposto fondamentale per la conoscenza di un territorio ad elevato rischio sismico e che la redazione di carte di microzonazione sismica, di pari passo con gli studi di pericolosità sismica di base e le relative classificazioni del territorio nazionale, appare sempre più indispensabile per orientare consapevolmente le scelte di governo del territorio a partire dall'ambito comunale, sia per le aree già edificate sia per quelle di espansione e sviluppo;

·        il Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) del 2015 stabiliva la creazione del “Comitato per la fiscalità ambientale” che, ad oggi, non è ancora stato istituito. Inoltre, l'articolo 15, comma 1, delle legge n. 23 dell'11 marzo 2014 prevede una delega al Governo finalizzata “a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull'energia elettrica anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di zolfo”;

·        il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 68 della legge n. 221 del 28 dicembre 2015 (cosiddetto collegato ambientale), ha provveduto recentemente alla presentazione del Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dei sussidi ambientalmente dannosi 2016;

·        tale documento analizza tutti gli interventi fiscali in vigore che hanno un impatto ambientale classificandoli in 3 categorie: i sussidi ambientalmente favorevoli (SAF), i sussidi ambientalmente incerti (SAN) e i sussidi ambientalmente dannosi (SAD). Secondo il catalogo citato i SAD, ossia misure che non solo producono un minor gettito fiscale ma determinano un danno ambientale, ammontano a oltre 16 miliardi di euro annui (tabella n. 14 di pag. 212);

·        l'intervento pubblico nel settore della meteorologia operativa italiana è attualmente condotto da vari organismi a livello centrale - la Presidenza del Consiglio dei ministri tramite il Dipartimento della Protezione civile, alcuni ministeri, loro articolazioni ed altri enti statali - nonché da numerosi servizi meteorologici, climatologici ed agrometeorologici regionali;

·        sarebbe necessario migliorare il servizio reso al Paese, facendone crescere la qualità e incrementandone la quantità in tutta Italia, anche da questo punto di vista componendo le differenze e mettendo a sistema le risorse esistenti, coordinando le attività e identificando obiettivi comuni affinché si costruiscano meccanismi virtuosi di cooperazione che favoriscano la crescita del personale, la valorizzazione della meteorologia pubblica attraverso una produzione e diffusione omogenea e controllata dell'informazione, la capacità di innovazione, il rapporto con il settore privato;

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

·        andrebbe valutata l'opportunità di stanziare, nei tempi più brevi, le risorse necessarie per avviare il completamento di una cartografia geologica moderna, con una scala adeguata, che consenta la copertura dell'intero territorio nazionale, incluse le acque territoriali, e per la redazione di carte di microzonazione sismica che coprano le aree a più elevata pericolosità sismica, prevedendo, a tal fine, uno stanziamento strutturale, a decorrere dalla prossima legge di bilancio, anche sulla base della mozione n. 1-00707 approvata dal Senato nella seduta del 7 marzo 2017;

·        andrebbe valutata l'opportunità di permettere alle Regioni, ai sensi dell'articolo 10 della legge n. 243 del 2012, di stipulare patti di solidarietà nazionali e apposite intese regionali, permettendo alle stesse l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione degli esercizi precedenti e la contrazione di mutui per effettuare investimenti al fine di completare il progetto CARG (CARtografia Geologica), nel rispetto del saldo di cui all'articolo 9, comma 1, della richiamata legge n. 243 del 2012, ferme restando le operazioni di investimento dei singoli enti effettuate attraverso il ricorso all'indebitamento e l'utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti;

·        andrebbe valutata l'opportunità di prevedere un sistema nazionale per il monitoraggio degli interventi di ripristino ambientale delle aree del territorio nazionale interessate da eventi sismici di particolare entità nel corso degli ultimi cinquant'anni, allo scopo realizzando un sistema di follow up integrato;

·        andrebbe previsto, con riferimento alle aree del territorio nazionale interessate dalle attività di prospezione, esplorazione e ricerca di idrocarburi, un piano organico di misure compensative dei pregiudizi ambientali e degli interessi economici delle collettività interessate, che tenga particolarmente conto della presenza di siti nazionali e di aree da bonificare già esistenti;

·        sarebbe necessario rivedere la proposta ipotizzata per la manovra correttiva circa la detassazione con effetto retroattivo, agli effetti IMU e TASI delle piattaforme di estrazione idrocarburi ubicate nei mari territoriali, in quanto si tratta di fabbricati iscrivibili nel catasto edilizio urbano quindi assoggettabili a tutti gli effetti ai tributi comunali sugli immobili. La detassazione di tali immobili comporterebbe infatti un enorme danno finanziario per i Comuni coinvolti con conseguenze gravi per le entrate già programmate a copertura di servizi essenziali e investimenti;

·        andrebbe prevista nell'ambito del PNR una revisione della politica fiscale ambientale poiché, come evidenziato dalla Relazione della Commissione europea per Paese del 2016, l'Italia, pur presentando uno dei livelli più alti di tassazione ambientale nell'Unione europea , non ha provveduto a implementare una revisione organica della politica fiscale ambientale. Tale dato è stato altresì confermato dalla Relazione del 2017;

·        sarebbe auspicabile, in questo contesto normativo, prendere in considerazione le raccomandazioni contenute nel capitolo 5 del Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dei sussidi ambientalmente dannosi 2016, con specifico riferimento alle raccomandazioni sulle esenzioni delle accise sui carburanti, che da sole rappresentano un valore di circa 3,4 miliardi di euro. La loro revisione, unita ad una graduale riduzione, apporterebbe indubbi benefici sia alle finanze pubbliche sia all'ambiente;

·        andrebbe promossa la più ampia revisione della strategia energetica nazionale in materia di energia considerando maggiormente gli effetti prodotti sull'ambiente  attraverso l'uso di biomasse - talvolta anche in proprio e prestando attenzione agli effetti sull'ambiente dell'impiego di biomasse non autoctone - e orientando la destinazione di maggiori incentivi fiscali per gli interventi a difesa del suolo e della riqualificazione urbana;

·        andrebbe previsto un sostegno finanziario in favore delle aree protette nazionali e regionali ai fini della funzione di mitigazione che queste hanno rispetto ai cambiamenti climatici;

·        andrebbe portato rapidamente a termine l'iter di istituzione del Servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND), come previsto dalla legge 100 del 2012, al fine di poter disporre di un unico organismo nazionale che:

a) coordini tutti gli enti nazionali e regionali/provinciali operativi oggi esistenti, mettendo a sistema le risorse e i patrimoni meteorologici delle Regioni e dello Stato, entrambi oramai molto consistenti, proteggendo gli investimenti a lungo termine e salvaguardando le competenze acquisite dagli operatori della meteorologia pubblica;

b) razionalizzi la spesa complessiva per gli acquisti di beni e servizi, a parità di costo per la finanza pubblica, riducendo gli sprechi e liberando così nuove risorse;

c) consenta una produttiva sintesi tra le diverse parti del settore meteorologico pubblico italiano, permettendo di fornire prodotti e servizi meteorologici e climatici di qualità su tutto il territorio e a tutti gli interlocutori istituzionali ed economici: dall'agricoltura all'ambiente, dal commercio alla difesa, dalla produzione e consumo di energia alla gestione delle risorse idriche e del rischio idrogeologico, dai trasporti alla sanità, al turismo;

d) consenta al Paese di affrontare meglio le sfide poste dai cambiamenti climatici in corso.


giovedì 13 aprile 2017

BUONA PASQUA A TUTTI VOI

«Pensiamo soltanto all’amore di Dio oggi». Ai detenuti del carcere di Paliano il Papa ha lasciato questo invito al termine dell’omelia della Messa in Coena Domini, pronunciata lontano dalle telecamere. Un invito ad abbandonarsi e a consolarsi per un giorno fra le braccia amorevoli del Padre. 

Gesù si fa «schiavo»

Arrivato poco dopo le 16 nella casa circondariale in provincia di Frosinone e diocesi di Palestrina, accolto dalla direttrice Nadia Cersosimo, dall’ispettore capo Vincenzo Verani e dal cappellano don Luigi Paoletti, Francesco ha salutato 58 detenuti – tutti collaboratori di giustizia – e separatamente altri otto malati di tubercolosi e due in regime di isolamento. «Quello di lavare i piedi era un’abitudine che si faceva all’epoca, prima dei pranzi e delle cene, perché non c’era l’asfalto, la gente veniva in cammino, con la polvere…» ha detto il Pontefice, e questa lavanda «la facevano gli schiavi». Gesù però «capovolge» la scena, spiegando a Pietro «che lui è venuto al mondo per servire, per servirci, per farsi schiavo per noi, per dare la vita per noi, per amare sino alla fine». «Oggi – ha continuato Bergoglio – quando arrivavo, c’era gente che salutava... “ah viene il Papa, il capo, il capo della Chiesa!”. Il capo della Chiesa è Gesù, non scherziamo. Il Papa è la figura di Gesù. Io vorrei fare lo stesso che lui ha fatto. In questa cerimonia il parroco lava i piedi ai fedeli: si capovolge, quello che sembra il più grande deve fare lavoro di schiavo». Qui Francesco ha voluto dare ai suoi interlocutori un’indicazione concreta: «Non vi dico di lavarvi i piedi oggi l’uno all’altro, sarebbe uno scherzo», ma «se potete fare un aiuto, un servizio al compagno qui in carcere, alla compagna, fatelo. Perché questo è amore, questo è come lavare i piedi, essere servo degli altri».

«Tutti noi siamo poveracci»

Il Papa ha concluso così la sua riflessione: «Una volta i discepoli litigavano fra loro su chi fosse il più grande, il più importante. E Gesù dice: quello che vuol essere più importante deve farsi il più piccolo e il servitore di tutti. E questo è quello che ha fatto lui, questo che fa Dio con noi. Ci serve, è il servitore. Tutti noi siamo poveracci, ma lui è grande, lui è buono, lui ci ama così come siamo. Per questo, in questa cerimonia pensiamo a Dio, a Gesù. Non è una cerimonia folclorica, è un gesto per ricordare quello che ha dato Gesù: dopo di questo ha preso il pane e ci ha dato il suo corpo, ha preso il vino e ci ha dato il suo sangue. E così è l’amore di Dio». 

Il saluto a Benedetto XVI

Tra i dodici a cui Francesco ha poi lavato i piedi c’erano tre donne, due ergastolani, un musulmano e un ospite di nazionalità argentina, gli altri erano di nazionalità italiana. Alla Comunione sempre Francesco ha dato personalmente l’Eucaristia e tra i detenuti che l’hanno ricevuta c’era anche un giovane che ha fatto la sua prima Comunione, dopo aver fatto mercoledì la sua prima Confessione. Quindi, sempre nel pomeriggio si è recato al monastero “Mater Ecclesiae” in Vaticano, per porgere a Benedetto XVI gli auguri per la Pasqua e per il suo 90° compleanno, che cade appunto domenica.
https://www.avvenire.it/papa/pagine/paliano-messa-in-coena-domini

giovedì 6 aprile 2017

IL MIO INTERVENTO IN AULA PER LE POPOLAZIONI COLPITE DAGLI EVENTI SISMICI

Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 801 del 05/04/2017 

Discussione del disegno di legge:
(2756) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017 (Approvato dalla Camera dei deputati)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marinello. Ne ha facoltà.
Le ricordo, senatore, che ha solo sei minuti, perché ha ceduto parte del suo tempo al senatore Di Biagio.

MARINELLO (AP-CpE). Signora Presidente, vedrò di economizzare il tempo.
Non esiste «il terremoto», ma esistono «i terremoti»; ogni terremoto ha una sua storia e quella del terremoto di cui ci stiamo occupando è a tutti nota. Si tratta di un territorio enorme: 140 Comuni coinvolti, 59.000 scosse, di cui nove superiori al quinto grado, 142.000 sopralluoghi finora eseguiti e 200.000 richiesti.
È evidente che le somme sin qui stanziate, pari ad oltre 8 miliardi di euro nei vari interventi, non sono assolutamente bastevoli. Non mi meraviglio di questo decreto-legge; non è il primo decreto, è il terzo e sicuramente ce ne saranno altri, si continuerà a parlare del terremoto in questo scorcio di legislatura ed anche nella prossima. Non mi meraviglio perché il danno è stato enorme, le problematiche sono molteplici ed evidentemente le risorse necessarie non possono essere tutte disponibili dall'oggi al domani.
Ritengo però che quello al nostro esame sia un buon decreto-legge che, dal punto di vista della sua costruzione, è stato particolarmente implementato e migliorato durante i lavori svolti alla Camera dei deputati, come hanno riconosciuto i colleghi dell'opposizione ed, in particolare, il senatore Arrigoni. È un provvedimento che ha il merito di parlare di microzonizzazione sismica. A questo proposito voglio ricordare, approfittando della presenza del Ministro per i rapporti con il Parlamento, che su questo tema, proprio quest'Aula, il sette marzo scorso ha approvato un'importante mozione che aveva per argomento il completamento della carta geologica moderna. In quella mozione si sono trattati temi riguardanti le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi idrogeologici e, in particolare, la microzonizzazione sismica del territorio nazionale. Credo sia arrivato il momento di trattare questi argomenti con serietà e ritengo che il prossimo appuntamento importante, l'esame del Documento di economia e finanza (DEF), possa essere assolutamente il terreno in cui queste tematiche possano trovare allocazione.
Venendo al provvedimento al nostro esame, ci sono tanti spunti positivi che possono essere ricordati. Ritengo in particolare che sia cosa buona e giusta aver individuato l'8 per mille per quanto riguarda i beni culturali ed architettonici dal 2017 al 2025, avere messo a disposizione delle risorse per i soggetti più deboli e bisognosi, avere inserito ulteriori nuovi Comuni dell'Abruzzo che erano rimasti fuori e, soprattutto, aver inserito una serie di norme che consentano ai piccoli Comuni, che non hanno una struttura burocratica adeguata, di poter interagire con gli uffici del commissario e con il resto delle strutture pubbliche messe a loro disposizione in maniera più agevole.
Si può poi criticare tutto. È fondata l'idea che bisogna andare a normare con una legge-quadro che tratti il tema delle grandi calamità e, in particolare, la questione del terremoto, in maniera complessiva. Bisogna tornare indietro nel tempo e a andare a rivedere cosa si è fatto a partire dalle grandi calamità, da quella del 1968 in Sicilia, nella Valle del Belice, ad oggi. Si tratta di grandi tematiche. Bisogna, a mio avviso, avere maggiore versatilità e approfitto ancora una volta della presenza del Governo, per lanciare un appello, attraverso il Ministro, al collega Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di essere assolutamente più lungimiranti e versatili nell'idea di andare ad infrastrutturare il Paese soprattutto nelle aree terremotate.

(Segue MARINELLO). Bisogna andare a cercare i soldi dove sono ed essi non sempre sono nel bilancio pubblico. Bisogna andare ad interagire con i fondi di investimento internazionali e - perché no - intavolare una trattativa con le grandi ditte concessionarie, mi riferisco alle concessioni autostradali, andando a verificare se interagendo su quel terreno o prolungando anche le scadenze di alcune concessioni, sia possibile andare a trovare quelle risorse economiche che possano mettere a carico dei privati l'ammodernamento e la messa in sicurezza di anelli viari assolutamente fondamentali. Mi riferisco, in particolare, alle autostrade e ai viadotti che oggi suscitano tanta preoccupazione. Sono cose che possono essere fatte e che credo debbano essere fatte da un politica seria e responsabile capace dell'assunzione di responsabilità.
Al di là però di tutto questo, come ho detto in premessa, questo decreto-legge va approvato senza indugio. Per tale ragione il voto del Gruppo che rappresento sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo AP-CpE). 

giovedì 30 marzo 2017

DIMINUISCONO GLI ABORTI MA E' RECORD DI VENDITE DELLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Atto n. 4-07284

Pubblicato il 29 marzo 2017, nella seduta n. 795

MARINELLO- Al Ministro della salute. -







Premesso che i dati raccolti recentemente da Federfarma sull'utilizzo della pillola dei 5 giorni dopo destano scalpore per le dimensioni assunte dal fenomeno. Le vendite nel 2016 sono cresciute del 96 per cento in 10 mesi. Rispetto al 2014 sono aumentate di 15 volte. Dopo che l'Italia ha tolto l'obbligo di ricetta, si acquista una compressa ogni 2 minuti;considerato che:
il record di vendite è stato raggiunto dopo la tormentata liberalizzazione del farmaco. Dal 9 maggio 2015 chi vuole avere la pillola non deve più presentare nessuna prescrizione, tantomeno un test medico che accerti uno stato di non gravidanza, come avveniva fino ad allora. L'obbligo resta solo per le minorenni;
la liberalizzazione è avvenuta a seguito della decisione dell'Agenzia del farmaco (Aifa) assunta per allineare l'Italia al resto d'Europa. Già nel gennaio 2015, infatti, la Commissione europea aveva dato indicazione di distribuire in farmacia, senza prescrizione medica, il farmaco perché ritenuto sicuro e più efficace, se usata durante le 24 ore successive al rapporto sessuale a rischio. L'Aifa, di conseguenza, ha liberalizzato il farmaco in rottura con il Consiglio superiore di sanità;
l'impennata di vendite è il segnale di un'Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica, soprattutto tra le ventenni, e nella quale non c'è una cultura consapevole della procreazione. Ci si affida a metodi risolutivi d'emergenza e non a una vera programmazione o meno delle gravidanze. La battaglia di un'informazione corretta è lontana dall'essere vinta;
i dati emersi si prestano a numerose riflessioni. Una relazione del dicembre 2016 dello stesso Ministero della salute mette in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco (meno 9,3 per cento rispetto al 2014).
 E nella divulgazione del farmaco si dice spesso che non è una pillola abortiva, ma un contraccettivo d'emergenza, da prendere entro 120 ore dal rapporto a rischio;
c'è il pericolo, però, di giocare non solo con le parole, ma anche con la salute delle ragazze e di dire una bugia scientifica. Il meccanismo chimico della pillola dei 5 giorni dopo è quello di rendere inospitale l'endometrio per l'annidamento dell'embrione di circa una settimana, 10 giorni. Il meccanismo è semplice: il piccolo embrione cerca un annidamento endometriale per l'impianto per 9 mesi, ma viene bloccato perché questo farmaco è un anti-progestinico, blocca i recettori del progesterone, l'ormone che serve all'embrione per annidarsi. Lo attesta il meccanismo e anche la formula chimica, che è praticamente identica a quella della pillola abortiva Ru486. In poche parole, si tratta di un farmaco abortivo;
questi dati sono tutt'altro che trionfalistici, attestano al contrario il completo fallimento della cultura della contraccezione; chiamare il farmaco come contraccettivo "d'emergenza" sul bugiardino, usarlo come tale e venderlo come un normale farmaco da banco è indice di una schizofrenia culturale: la tachipirina 1000, paradossalmente, necessita di prescrizione medica, un medicinale come la "elleOne", il nome commerciale della pillola, no;
peccato che gli effetti collaterali ci siano e siano gli stessi riscontrati, dopo l'assunzione pillola del giorno dopo, dalle coliche addominali alla nausea. Ma ciò di cui non si parla per nulla sono gli effetti a lunga distanza sulla fertilità delle donne. Nessuno sta conducendo a questo proposito studi seri, chiunque faccia il medico e segue la storia di una paziente può notare oggi gli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma nel tempo emergeranno anche quelli sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono. Molte donne assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per "sicurezza", questo non fa che rovinare l'apparato riproduttivo. Anche per questo motivo, a parere dell'interrogante, non risulta corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco: gli aborti calano, sì, ma per perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all'interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato;
inoltre, nessuno può verificare gli abusi, non esiste nemmeno una tracciabilità delle prescrizioni mediche. Qualunque medico ginecologo, guardia medica, dermatologo può prescrivere il farmaco, qualunque maggiorenne può procurarlo a una ragazza che abbia meno di 18 anni;
considerato che, a parere dell'interrogante, la velata ipocrisia che compare nell'analisi dei dati che circolano in questi giorni sui quotidiani serve unicamente a mascherare un fenomeno estremamente preoccupante. Bisogna dare alle cose il loro nome: l'uso senza prescrizione e senza freni della pillola dei 5 giorni dopo comporta una strisciante e mai annunciata autorizzazione all'aborto continuo e ripetitivo, senza tenere per nulla in considerazione la salute della donna, che dovrebbe essere centrale in qualsiasi approccio medico. La parola d'ordine è prevenzione e comunicazione: bisogna parlare del tema e diffondere la cultura del dialogo e non della vergogna. È necessario informare le donne del fatto che non assumono con questo medicinale un integratore vitaminico, ma un medicinale a tutti gli effetti, che potrebbe causare serie disfunzioni per l'organismo e comportare effetti negativi nel medio e lungo periodo. Soprattutto nei confronti delle nuove generazioni c'è bisogno di instaurare un dialogo aperto col quale si rendano i giovani consapevoli dell'eccezionalità dell'uso di questa tipologia di farmaco, che non può e deve sostituire l'utilizzo dei normali contraccettivi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un'istruttoria conoscitiva sul fenomeno ed adottare tutti i provvedimenti necessari per limitare l'abuso del farmaco;
se non sia il caso di subordinare l'adozione del farmaco, dopo un certo numero di utilizzi all'anno, al possesso della prescrizione medica;
se non sia opportuno avviare campagne d'informazione sul tema, per far comprendere come il meccanismo generato dal farmaco e la sua formula chimica siano praticamente identici a quella della pillola abortiva Ru486, ossia caratteristiche di un farmaco abortivo, piuttosto che di un contraccettivo d'emergenza, con pesanti effetti collaterali e ricadute negative sulla salute delle donne. 

mercoledì 29 marzo 2017

OSPEDALE SPOKE: UN GRANDE RISULTATO

E’ un grande risultato per la collettività che arriva grazie all’impegno ed al lavoro sia a livello locale che nazionale.
Sono anni che il centrodestra e in particolare il nostro Partito si batte a favore dell’Ospedale di Sciacca e a sostegno di una sanità migliore per tutti i cittadini. Il risultato di oggi, con l’ospedale di Sciacca che rientra nella categoria DEA è il frutto di un lavoro serio fatto di azioni concrete e continuative non di semplici belle intenzioni e comunicati stampa. Un lavoro che va avanti da almeno quattro anni. E’ quanto scrive il senatore di AP Giuseppe Marinello.
Voglio ricordare alcuni passaggi:
Già quattro anni fa avevo denunciato un vero e proprio “catalogo” di criticità all’attenzione del ministro della salute Beatrice Lorenzin, elencando i problemi del nostro ospedale. Dalla questione dell’emodinamica, a quella dell’area di emergenza. Un’unità operativa definita da me “in perenne situazione di oggettiva difficoltà per la carenza di personale medico ed infermieristico.
Nel 2014 avevo chiesto ancora al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin l’invio di ispettori all’ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca e evidenziando la tragica situazione in cui versava l’ospedale avevo scritto all’allora assessore alla Salute Lucia Borsellino che, su questo tema non esitai a definire “latitante”.
Voglio ricordare anche la battaglia per bloccare la prima proposta sul riordino della rete ospedaliera che penalizzava il nostro ospedale e quello di Ribera (settembre 2016) “Come spesso accade sulla questione riguardante il riordino della Rete
ospedaliera in Sicilia con le conseguenti refluenze anche nella provincia
di Agrigento, il Presidente della Regione, Rosario Crocetta mistifica la
realtà
Voglio ricordare i tanti incontri con i sindaci del territorio alla Direzione generale del Ministero della salute e quelli a Sciacca con l’attuale assessore regionale Baldo Gucciardi e sempre a Sciacca, su mia iniziativa con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin alla quale abbiamo esposto la situazione con dovizia di particolari.
Questi i fatti che hanno permesso di raggiungere  il risultato tanto atteso e auspicato.
L’obbiettivo di salvare il “Giovanni Paolo II” è stato raggiunto. Ora lavoreremo tutti insieme per superare le criticità quotidiane espresse dal nostro nosocomio e lamentate per anni da degenti e personale medico e paramedico

giovedì 23 marzo 2017

ONG: LA NUOVA TENDENZA DEI TRAFFICANTI DI UOMINI

Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
Premesso che:
il numero dei migranti disposto a rischiare la vita per attraversare il Mediterraneo cresce di anno in anno, ma cala il numero di chiamate di soccorso arrivate alle forze dell'ordine italiane dai telefoni satellitari a bordo delle carrette del mare;
eppure, sin dalle operazioni di "Mare nostrum", i trafficanti avevano capito che il mezzo più semplice per recapitare a destinazione il proprio carico di uomini era metterli in mare su una barca scadente e poi chiedere aiuto alle autorità navali italiane.
 Il rapporto 2017 dell'agenzia europea Frontex fornisce una spiegazione della nuova tendenza: sempre più spesso i trafficanti fanno soccorrere i gommoni dalle navi delle organizzazioni umanitarie che si sono aggiunte a quelle militari nella missione di salvare i migranti. Le operazioni in mare in cui sono coinvolte le navi umanitarie sono cresciute dal 5 al 40 per cento. E nei mesi tra luglio e novembre 2016 gli interventi delle organizzazioni sono stati più numerosi delle chiamate di soccorso dei telefoni satellitari al centro di coordinamento del soccorso marittimo. La chiosa di Frontex su questi dati è durissima: «Così, anche non intenzionalmente, si aiutano i criminali a raggiungere i loro obiettivi a costi minimi, rafforzando il loro modello di business»;
secondo indiscrezioni rivelate dal "Financial Times" nel mese di dicembre, il personale delle navi delle organizzazioni non governative istruisce i migranti a non cooperare con la polizia. Se a questo si aggiunge che le missioni navali, dopo le pesanti critiche a Mare nostrum, hanno adottato una linea più ferma nei confronti dei trafficanti, con centinaia di arresti e imbarcazioni confiscate, si capisce come mai i trafficanti preferiscano rivolgersi ai volontari;
considerato che:
l'azione dei volontari organizzati è sempre più vasta e incisiva: la flotta delle varie organizzazioni, tra cui anche "giganti" della solidarietà come Medici senza frontiere, conta 14 navi e un aereo. E, spiega il rapporto di Frontex, si muove anche all'interno delle acque territoriali libiche e interviene anche senza chiamate di soccorso;
le operazioni umanitarie di salvataggio sono aumentate enormemente nel corso degli anni: appena 1.450 persone salvate nel 2014 a fronte delle 46.796 anime recuperate nel 2016
I trafficanti insomma preferiscono le missioni alle navi militari. La mancanza di coordinamento con le autorità UE e il "vizio" delle organizzazioni non governative di spingersi anche oltre i limiti delle acque territoriali sarebbero un invito ai trafficanti a mettere in mare sempre più barconi, sempre più carichi e con meno benzina. Tanto, sarebbe il ragionamento, poco dopo la partenza i migranti vengono presi in carico dai soccorritori che li portano in Italia. Con l'unico effetto di aumentare i morti in mare;
secondo Frontex, le modalità di azione delle organizzazioni non governative e la fame di denaro dei trafficanti spinge a partire anche in condizioni di mare pericolose e con barche sempre più affollate (la media è salita da 90 a 160 passeggeri per gommone). E i morti in mare sono aumentati a 4.500 nel 2016 dai 3.175 del 2015. 
Al momento non ci sono prove di collusioni vere e proprie tra i trafficanti e le organizzazioni non governative, collusioni difficili da immaginare per le organizzazioni più grandi;
a livello europeo del resto, si è ormai deciso di adottare una linea più restrittiva per tentare di chiudere la rotta libica. Pesano anche i rischi per la sicurezza, visto che alcuni stranieri arrivati come profughi si sono resi responsabili di attentati terroristici in Europa. Anche il Parlamento europeo ha varato nuove norme contro il terrorismo che prevedono di classificare come reati una serie di "atti preparatori" di attentati, tra cui viaggi all'estero per aderire a un gruppo terroristico o ritorno nella UE, reclutamento, favoreggiamento o finanziamento di gruppi terroristici, complicità o tentativo di attacco, incitamento pubblico o l'inneggiamento al terrorismo. Reati già previsti dalle norme italiane, ma non da quelle di altri Paesi europei;
considerato, inoltre, che:
in questo contesto va analizzato il memorandum d'intesa stipulato dall'Italia con Tripoli, con l'appoggio dell'Unione europea. L'accordo prevede che la guardia costiera libica intercetti le imbarcazioni dei migranti, le blocchi e le rimandi indietro, incarcerando i migranti nelle prigioni e nei centri di detenzione libici;
l'accordo prevede finanziamenti da parte dell'Italia che non sono stati quantificati, in cambio di un impegno da parte della Libia che è altrettanto vago;
il memorandum necessiterebbe di un passaggio parlamentare, altrimenti non rispetterebbe l'articolo 80 della Costituzione italiana, che prescrive la ratifica da parte del Parlamento dei trattati internazionali che sono di natura politica e che implicano oneri finanziari da parte dello Stato,
si chiede di sapere:
se non ritengano opportuno valutare l'opportunità di adottare tutte le intese e gli accordi internazionali necessari con i Paesi del Mediterraneo, al fine di evitare eventuali comportamenti non appropriati da parte delle organizzazioni non governative;
se non ritengano necessario adottare tutti gli accordi e gli strumenti normativi necessari per evitare una sovrapposizione dei compiti delle organizzazioni non governative con le missioni internazionali in cui partecipa l'Italia, quali EunavforMed o Frontex;
se non sia opportuno sottoporre le azioni delle organizzazioni non governative al coordinamento del centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo, subordinando all'approvazione del comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto tutti gli interventi e i movimenti delle imbarcazioni delle organizzazioni non governative, qualora il porto di approdo sia in territorio italiano;
se non sia il caso di evitare di sussidiare con finanziamenti pubblici le attività di soccorso delle organizzazioni non governative non autorizzate dal Corpo delle Capitanerie di porto, qualora il porto di approdo sia in territorio italiano,
se non ritengano opportuno avviare un dialogo con le organizzazioni non governative affinché le stesse possano condurre i migranti salvati nei pressi delle coste africane nel porto più vicino e sicuro, evitando in tal modo l'attraversamento del Mediterraneo;
se non ritengano opportuno, per il rispetto del dettato costituzionale, sottoporre alla valutazione del Parlamento il memorandum d'intesa stipulato dall'Italia con la Libia nel presupposto che esso implichi oneri finanziari a carico dello Stato.
Atto n. 4-07188

Pubblicato il 16 marzo 2017, nella seduta n. 787

domenica 19 marzo 2017

22 MARZO: GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA

A quasi mezzo secolo dalla prima conferenza nazionale sulle acque del 1971, la presidenza del Consiglio organizza per il prossimo 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, la Conferenza nazionale ‘Acque d’Italia’. 
La Conferenza si svolgerà a Roma nell’Aula dei gruppi della Camera dei Deputati in via Campo Marzio 74 dalle 9.30 alle 17. “Il team di esperti dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – spiega Erasmo D’Angelis coordinatore di Italiasicura a Palazzo Chigi che organizza l’evento – presenterà il più aggiornato e completo rapporto sul nuovo bilancio idrologico e idrico nazionale. Sapremo quanta risorsa abbiamo e in quali aree del Paese, quanta ne utilizziamo nei vari settori (industria, agricoltura, civile, energia), lo stato ecologico delle acque in relazione alla depurazione. 
La Conferenza ha l’obiettivo di fornire un quadro conoscitivo chiaro con il fabbisogno di infrastrutture e le azioni di tutela per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che colpiscono con i due estremi: siccità e alluvioni”. 
All’evento, coordinato dal geologo e divulgatore Mario Tozzi, interverranno il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, i Ministri dell’Ambiente Gian Luca Galletti, delle infrastrutture Graziano Delrio, dell’Agricoltura Maurizio Martina, per la coesione territoriale e per il mezzogiorno Claudio De Vincenti, i Presidenti delle Commissioni parlamentari Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera e del Senato, Ermete Realacci e Giuseppe Marinello, l’Autorità nazionale energia elettrica, gas e servizi idrici Guido Bortone, il presidente della Conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini e il presidente dell’Anci Antonio Decaro, il Presidente di Istat Giorgio Alleva e il commissario di Ispra Bernardo De Bernardinis, il climatologo Antonio Navarra presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Armando Zambrano, Presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, reti professioni, rappresentanti di enti e soggetti (da Utilitalia ai consorzi di bonifica, autorità di bacino, enti di ambito), del mondo scientifico ed accademico. La conferenza è stata preceduta da un lungo lavoro tecnico preparatorio a Palazzo Chigi.