giovedì 15 settembre 2016

IL MIO INTERVENTO IN RICORDO DELLE VITTIME DI AMATRICE

Commemorazione delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016
676ª Seduta Senato della Repubblica

Signor Presidente, onorevoli colleghi,
dopo l'ennesima tragedia e i momenti di dolore che hanno colpito il popolo italiano, i numerosi appelli alla comune responsabilità necessitano di risposte concrete ed immediate. Tutto il Paese si è stretto in un grande abbraccio di solidarietà attorno alle popolazioni colpite. La società tutta e la macchina dei soccorsi, come sempre, hanno risposto in modo egregio mobilitando risorse umane, strumentali ed economiche che solo popoli generosi come quello italiano riescono a garantire.
Ne approfitto pertanto per ringraziare le autorità locali, la Protezione civile, i Vigili del fuoco, le Forze di polizia e il Corpo di polizia di Roma Capitale, le Forze armate e i volontari, per l'impegno e la dedizione manifestata nell'opera di soccorso, ciascuno con ruoli e compiti differenti ma tutti animati da un sincero spirito solidale e comunitario. Ora tocca alle istituzioni dare la risposta più importante. La risposta sarà davvero efficace se si porrà al centro di qualsiasi progetto o campagna la parola «prevenzione».
Ma che non sia più una parola usata per spot estemporanei e poi richiusa in un cassetto. Prevenzione vuol dire investire soldi, molti purtroppo per il ritardo accumulato dal nostro Paese, per garantire un reale adeguamento antisismico delle opere edilizie, in primis di quelle che si trovano nelle fasce territoriali a più elevato rischio sismico. La prevenzione necessita di una mappatura certosina degli edifici esistenti in modo tale da costruire un fascicolo del fabbricato, una sorta di carta d'identità dell'edificio. Sono oltre 900.000 i fabbricati abitativi che si trovano nelle aree di massimo rischio e circa 93 miliardi è il costo stimato. Fino ad oggi si è puntato sull'adeguamento sismico volontario attraverso la detrazione del 65 per cento per i lavori di antisismica, per il momento in vigore fino al 31 dicembre 2016, per le prime case e gli edifici produttivi ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità. Questa misura, signor Ministro, certamente utile, dovrà essere rafforzata ed estesa, ma non potrà rimanere l'unica azione messa in campo come risposta ad anni di ritardo. Dobbiamo fornire una risposta seria ed adeguata e non lo dobbiamo solo alle vittime di Amatrice e del Centro Italia, ma a tutte le vittime dei passati eventi calamitosi, dal Belice all'Irpinia, dall'Umbria all'Aquila e all'Emilia, a tutti coloro che dopo eventi del genere non solo hanno perso dei cari ma hanno visto le loro abitazioni e i loro paesi cadere in pezzi; territori e popolazioni che oggi, anche a 48 anni di distanza, signor Ministro, aspettano una risposta e la chiusura di questa drammatica parentesi del loro vissuto.
Fondamentale, tanto quanto la prevenzione, è ora la fase di ricostruzione: le istituzioni coinvolte in questo lungo e complicato processo si devono adoperare affinché sia seria e tutti i centri colpiti tornino a vedere la luce lì dove sono sprofondati. Solo così la forza di queste comunità silenziose non verrà dispersa, solo così un giorno le campane potranno ritornare a suonare a festa.
Simbolo della ricostruzione può essere la scuola elementare di Amatrice: la Protezione civile di Trento ha costruito in tempo record un edificio modulare che ha consentito a più di duecento bambini di iniziare puntualmente l'anno scolastico. Ora dovranno ricevere simile attenzione anche tutti quegli scolari che negli altri paesi saranno costretti a tornare alle lezioni in prefabbricati, tende e strutture attrezzate. L'attenzione e la vicinanza alle popolazioni nel lungo periodo sarà uno dei fattori decisivi per la rinascita. I riflettori non dovranno accendersi solo in occasione delle visite istituzionali, ma dovranno garantire l'informazione puntuale e la stretta vigilanza sullo svolgimento delle fasi della ricostruzione.

A livello centrale, il Parlamento, in accordo con il Governo, deve immaginare misure e strumenti affinché tali tragedie non si ripetano più: serve lo stanziamento di risorse importanti, da utilizzare secondo criteri efficaci e con la supervisione coordinata di strutture locali e centrali. La magistratura procederà anche con tutti gli accertamenti opportuni per verificare che nel passato siano stati rispettati i parametri nella costruzione degli edifici pubblici. Già oggi sul territorio opera il commissario per la ricostruzione, cui è stato assegnato un compito gravoso e di grandi responsabilità. Proprio il commissario deve essere messo nelle condizioni di poter lavorare con mezzi rapidi, in accordo con i rappresentanti delle istituzioni locali e senza essere ostacolato dai cavilli della burocrazia. Solo se ciascuno dedicherà ogni energia al compito ricevuto, il lavoro di squadra potrà riconsegnare alle popolazioni colpite una nuova normalità e potremo dire di aver onorato la memoria di tutti i caduti in questa terribile calamità e in quelle che l'hanno preceduta.

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