giovedì 13 luglio 2017

CUMULO DEI PERIODI ASSICURATIVI: CI SONO LE COPERTURE ECONOMICHE?

Pubblicato il 12 luglio 2017, nella seduta n. 856

MARINELLO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
la legge di bilancio per il 2017 (legge n. 232 del 2016), all'articolo 1, commi 195-198, ha introdotto delle modifiche normative al cosiddetto cumulo dei periodi assicurativi. In particolare, il comma 195 ha operato una revisione dei requisiti per l'accesso al cumulo, ai fini pensionistici;
il cumulo contributivo è quel meccanismo che permette a coloro che hanno versato contributi in più gestioni previdenziali di sommare i diversi spezzoni per ottenere una sola pensione con più quote pagate dalle gestioni interessate. Tutto questo gratuitamente e non con i costi esorbitanti delle ricongiunzioni;
in base a tale istituto, i soggetti che abbiano contributi (relativi a periodi non coincidenti) in diverse forme pensionistiche obbligatorie di base (inerenti ai lavoratori dipendenti o ai lavoratori autonomi e parasubordinati iscritti in regimi Inps) possono cumulare gratuitamente i medesimi, in alternativa agli istituti della ricongiunzione (eventualmente onerosa) o della totalizzazione;
in particolare, la novella di cui alla lettera a) del comma 195 estende l'istituto del cumulo ai periodi contributivi maturati presso le forme pensionistiche obbligatorie di base relative a lavoratori autonomi e gestite da persone giuridiche di diritto privato;
considerato che:
secondo articoli di stampa, che riprendono le preoccupazioni delle casse previdenziali private, sembra che manchino le coperture economiche necessarie all'attuazione della normativa;
potrebbe superare i 2 miliardi di euro il buco che rischia di aprirsi nei conti pubblici e in quelli delle casse privatizzate per la mancata copertura finanziaria del cumulo contributivo previsto dall'ultima legge di bilancio anche per i professionisti (medici, ingegneri, avvocati, per esempio) che abbiano effettuato versamenti all'Inps, ma anche ad altre gestioni previdenziali e che vogliano riunificare le quote;
il tutto sembra essere nato da approssimazione e superficialità, mostratasi nella sottovalutazione degli effetti della misura; ora c'è il rischio di far saltare tutte le previsioni effettuate a suo tempo o, al contrario, di lasciare a terra migliaia di potenziali destinatari;
si tratta di medici, ingegneri, avvocati, veterinari, ragionieri, geometri, geologi, psicologi, consulenti del lavoro e altre categorie. Centinaia di migliaia di lavoratori, che, proprio grazie al cumulo, possono andare in pensione prima o con assegni più elevati, non dovendo rinunciare a priori a spezzoni di contributi versati;
la nuova formula tuttavia è rimasta sulla carta e la norma di legge completamente inapplicata. I vertici dell'Inps hanno predisposto una circolare applicativa, che è ferma al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Quelli delle casse, a loro volta, hanno reclamato a più riprese un atto dello stesso Ministero per rendere operativo il meccanismo. Ma hanno anche fatto presente che tocca allo Stato finanziare l'operazione e saldare il conto;
durante il 62° congresso degli ingegneri, tenutosi a fine giugno 2017, il presidente di Inarcassa, Giuseppe Santoro, ha avvisato che sono almeno 65-66.000 i professionisti delle due categorie interessati per un onere di 550 milioni di euro. E si tratta solo di una cassa;
i tecnici dell'Adepp (Associazione degli entri previdenziali privati) hanno fatto una stima che supera complessivamente i 2 miliardi. E nel conto mancano gli oneri a carico dell'Inps;
la causa del problema è all'origine: quando è stata introdotta la misura nella legge di bilancio per il 2017, i Ministeri del lavoro e dell'economia hanno previsto una copertura finanziaria per meno di 100 milioni di euro per il 2017. E ora non sanno dove e come trovare la montagna di risorse che manca. Da qui il silenzio e l'imbarazzo degli uffici legislativi e delle Direzioni generali interessate dei Ministeri; considerato, inoltre, che:
ora ci si pone la domanda di chi metterà sul piatto questo denaro. E per le casse dovrebbe essere lo Stato: infatti, in assenza di risorse statali, o si aumenta la contribuzione o si abbassano le pensioni oppure, addirittura, si dovrebbe intaccare il patrimonio delle casse stesse. Posto che il principio del cumulo gratuito è sacrosanto, bisogna trovare una soluzione che non gravi sugli iscritti;
è importante affermare un principio di equità, e non è accettabile il rischio, ad oggi estremamente concreto, che il carico ricada unicamente sugli iscritti. Anche perché le casse di previdenza private e privatizzate sono un'eccellenza, rispetto ad una previdenza pubblica che fa acqua da tutte le parti;
la copertura pubblica, dalle indiscrezioni emerse sulla stampa, non pare all'orizzonte. Con l'ammanco di almeno 2 miliardi di euro, quindi, si è alla disperata ricerca di un cavillo per far saltare il congegno o per renderlo talmente inutilizzabile da vanificarlo. A danno di centinaia di miglia di professionisti che stanno aspettando di presentare la domanda;
ritenuto che:
sembra all'interrogante quasi surreale come misure così onerose possano essere approvate nell'iter legislativo senza un'accurata istruttoria preliminare; molto spesso accade che emendamenti dai costi ridotti vengano bocciati e neanche discussi nel merito, perché sprovvisti della copertura economica idonea. Poi la realtà dei fatti dimostra come la volontà governativa molto spesso aggiri i vincoli tecnici o provocati risposte tecniche molto discutibili;
nelle procedure parlamentari, sempre più spesso, accade che medesimi emendamenti, con le medesime coperture economiche, vengano bocciati o approvati a seconda della provenienza politica; invece, la congruità e correttezza della copertura finanziaria di un emendamento dovrebbe valere indipendentemente dalla provenienza governativa o parlamentare della proposta, e indipendentemente dalla parte politica o dalla carica del proponente; a parere dell'interrogante, un uso politico distorto di espedienti tecnici, come le coperture finanziarie potrebbe provocare, nel lungo periodo, effetti distorti come ulteriori voragini nel bilancio statale,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero l'inadeguata copertura finanziaria predisposta per il cumulo pensionistico e se effettivamente sia necessario il reperimento di ulteriori 2 miliardi di euro per la misura;
se non sia il caso di appurare le eventuali negligenze di coloro i quali avevano la responsabilità di stimare gli oneri finanziari delle misure in oggetto ed adottare gli opportuni provvedimenti;
se non sia il caso di fornire una risposta celere ed adeguata alle casse dei professionisti, che sono da mesi in attesa delle misure applicative della norma sul cumulo;

se non sia il caso, nel prossimo provvedimento utile, di prevedere una copertura idonea per la misura, considerata la stima delle domande che ciascuna cassa ha effettuato per i propri iscritti, evitando in tal modo che l'onere della novella legislativa ricada sugli iscritti alle casse private.

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